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Un team di ricerca multidisciplinare italiano ha sviluppato un'interfaccia neurale rigenerativa (RPNI) di nuova generazione, combinando medicina rigenerativa e ingegneria dei tessuti. L'innovazione apre nuove prospettive per il controllo naturale e intuitivo delle protesi bioniche avanzate.
L'innovazione nel campo della medicina rigenerativa e della protesica raggiunge un nuovo traguardo grazie allo sviluppo di una interfaccia neurale periferica rigenerativa (RPNI - Regenerative Peripheral Nerve Interface) avanzata, frutto della collaborazione tra Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Centro Protesi INAIL, Istituto Ortopedico Rizzoli e Istituto Italiano di Tecnologia – IIT. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Bioactive Materials, presenta un costrutto muscolare ingegnerizzato - un "neo-muscolo" - ottenuto combinando mioblasti (precursori staminali) e biomateriali piezoelettrici avanzati.
Il dispositivo, connesso chirurgicamente a un nervo periferico in un modello preclinico di danno neurale, stabilisce una connessione funzionale tra tessuto nervoso e tessuto muscolare. L'approccio combina strategie di ingegneria dei tessuti e di protesica: per promuovere la maturazione del muscolo e la sua integrazione con il sistema nervoso, i ricercatori hanno introdotto particelle piezoelettriche all'interno del costrutto, capaci di generare segnali elettrici quando stimolate meccanicamente tramite ultrasuoni pulsati, una tecnologia non invasiva.
La ricerca introduce due principali novità: è il primo caso documentato di interfaccia neurale Peripheral Regenerativa realizzata attraverso l'ingegneria dei tessuti e successivamente impiantata, ed evidenzia come la stimolazione ad ultrasuoni di materiali piezoelettrici favorisca la maturazione del tessuto muscolare e la rigenerazione del tessuto nervoso.
Questo risultato costituisce una base fondamentale per il futuro controllo delle protesi avanzate, consentendo di acquisire e amplificare i segnali provenienti dal sistema nervoso residuo del paziente. I costrutti muscolari sviluppati potrebbero agire come veri e propri amplificatori biologici dei segnali nervosi, consentendo l’esecuzione di movimenti più complessi.
La sfida successiva è trasferire queste tecnologie alla pratica clinica, integrando chirurgia, neuroingegneria e protesica avanzata per realizzare una nuova generazione di protesi bioniche dotate di numerosi gradi di libertà e controllabili in modo naturale dai pazienti.
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