Lanciate da Cape Canaveral a bordo della missione SpaceX CRS-34, sedici unità tecnologiche studiano in microgravità terapie innovative contro l'osteoporosi e la perdita di massa ossea per rivoluzionare le cure cliniche sia sulla Terra che in orbita.
Il comparto della New Space economy segna un nuovo, significativo traguardo italiano grazie al Gruppo FAE Technology e alla sua controllata Kayser Space, protagonisti in prima linea nel lancio dell'esperimento scientifico Astrobone. La missione, decollata dalla Cape Canaveral Space Force Station a bordo del vettore Falcon 9 di SpaceX, ha completato con successo l'attracco autonomo con la Stazione Spaziale Internazionale, portando in orbita un progetto di ricerca dal valore inestimabile per le scienze della vita.
Al centro della sperimentazione vi è la validazione in microgravità di b.Bone, un innovativo sostituto osseo biomimetico sviluppato da GreenBone Ortho e mirato al trattamento di gravi difetti ossei in condizioni di osteoporosi. Per rendere possibile questa delicata attività di ricerca, Kayser Space ha progettato e realizzato sedici experiment unit, vere e proprie infrastrutture operative dotate di camere di coltura e moduli di alimentazione che garantiscono la sopravvivenza e il monitoraggio delle cellule staminali mesenchimali nell'ambiente spaziale.
I dispositivi sono stati installati all'interno di KUBIK, un incubatore d'avanguardia operato nel modulo Columbus dell'Agenzia Spaziale Europea che permetterà di condurre i test per circa un mese, confrontando gli effetti della microgravità con quelli della gravità terrestre ricreata artificialmente tramite una centrifuga.
Questa importante operazione si inserisce nella precisa strategia di espansione di FAE Technology nel settore Space, un ambito caratterizzato da una fortissima crescita tecnologica e industriale dove il Gruppo intende consolidare il proprio posizionamento attraverso servizi ad alto valore aggiunto e applicazioni in orbita bassa. Come sottolineato dai vertici aziendali, l'iniziativa dimostra la capacità di unire il know-how industriale a una visione orientata allo sviluppo di soluzioni commerciali concrete e soluzioni operative "chiavi in mano" per la comunità scientifica internazionale, grazie anche a programmi dedicati come il Bioreactor Express.
L'impatto scientifico della missione promette di generare ricadute rivoluzionarie sia per la medicina clinica terrestre sia per la salute degli astronauti, i quali nello spazio subiscono una perdita accelerata di massa ossea che può raggiungere il due percento al mese, richiedendo attualmente ore di intenso esercizio fisico quotidiano per essere contrastata. Verificare la capacità delle cellule ossee umane di aderire e proliferare sul supporto biomimetico in assenza di gravità fornirà dati cruciali per le future terapie.
Al termine della permanenza in orbita, la navicella Dragon riporterà i campioni sulla Terra, dove verranno analizzati dal team congiunto dell’Ospedale San Martino e dell’Università di Genova, con i primi risultati attesi già entro la fine dell'anno.
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