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AgriFoodTech: investimenti record in Italia (+18%), calo nel resto d'Europa

Secondo il Report sullo Stato dell’AgriFoodtech in Italia elaborato da Eatable Adventures per il Verona Agrifood Innovation Hub, il 43,8% delle startup integra l’Intelligenza Artificiale nelle proprie soluzioni.

AgriFoodTech Ricerche e Trend

Mentre l’economia italiana nel 2025 cresce a un ritmo moderato (+0,5-0,6% del PIL), il comparto agroalimentare, che rappresenta circa il 15% del PIL nazionale, si conferma il pilastro del nostro Paese. L’industria alimentare ha subito un’accelerazione, con una produzione in crescita del +4,5% rispetto allo stesso trimestre del 2024, e un export che nel 2025 ha raggiunto la cifra record di 73 miliardi di euro (+5-6% su base annua). In questo contesto di solidità, l’Italia si è affermata come un vero e proprio benchmark europeo, capace di unire la cultura tradizionale del cibo a un'innovazione tecnologica d'eccellenza.

Investimenti in AgriFoodTech: l’Italia sempre più matura nel panorama globale

In contrasto con il trend internazionale, che vede una flessione del 12% a livello globale e del 3,7% in Europa, l’Agrifoodtech italiano nel 2025 dimostra una forte vitalità: gli investimenti crescono del 18%, con 121,6 milioni di euro raccolti, rispetto ai 103 milioni del 2024.

È quanto rivela il nuovo Report sullo Stato dell’AgriFoodtech in Italia elaborato da Eatable Adventures per il Verona Agrifood Innovation Hub, primo polo di sviluppo dell'ecosistema agrifoodtech nazionale, nato dalla collaborazione tra Eatable Adventures e un gruppo di partner istituzionali e industriali di prestigio tra cui Fondazione Cariverona, UniCredit, Veronafiere, Comune di Verona, Confindustria Verona VASONGROUP, Mulino Padano,  Zeep! Agency e istituzioni accademiche come l'Università degli Studi di Verona e Università degli Studi di Padova. Il Report è stato realizzato con il patrocinio del Cluster Manager Cl.uster A.grifood Nazionale CL.A.N. e il supporto di ICC Italia.

Una crescita trainata dalla capacità dell’ecosistema italiano di attrarre investitori specializzati, maggiori fondi internazionali e investimenti più grandi e di qualità superiore. Calano, infatti, i micro-investimenti (sotto i 350.000 euro) dal 60% al 42%, mentre il balzo dei round superiori al milione di euro, che passano dal 12,4% del 2024 al 39,4% del 2025, racconta di un progressivo processo di maturazione dell’intero ecosistema in grado di riallocare il capitale verso modelli industriali più solidi e credibili.

Un ecosistema in espansione con 501 startup attive sul territorio e nuovi posti di lavoro

Parallelamente alla crescita degli investimenti, il 2025 registra anche un aumento del numero di startup nel settore rispetto al 2024, a conferma di un ecosistema dinamico e attrattivo. Le startup attive sul territorio nazionale raggiungono quota 501, con un incremento significativo pari al +23% rispetto al 2024.

Un’espansione significativa che si traduce anche in un impatto occupazionale concreto: le startup agrifoodtech italiane hanno generato nel 2025 4.410 posti di lavoro totali, con una crescita del 47% rispetto all'anno precedente, segnale che indica l’ingresso in una fase di espansione e il rafforzamento delle strutture organizzative aziendali per puntare alla scalabilità.

Dal punto di vista geografico, la distribuzione delle startup vede una forte concentrazione nel Nord Italia, con la Lombardia che si posiziona come hub principale raccogliendo il 28,1% dei progetti più innovativi. Seguono il Piemonte con l'11,7% e l'Emilia-Romagna con il 10,9%, regioni che beneficiano di un ecosistema industriale maturo e di forti tradizioni agroalimentari. Il Veneto e il Trentino-Alto Adige si attestano entrambi al 7,8%, confermando la vitalità del Nord-Est anche grazie a iniziative territoriali come il Verona Agrifood Innovation Hub.

Identikit dei founder: eccellenza accademica e professionalità

Il capitale umano si attesta il vero motore del settore. Il founder italiano ha un’età media di 38,7 anni ed è altamente qualificato: oltre il 90% possiede un titolo universitario e ben il 35,2% ha conseguito un PhD, un dato che posiziona l'Italia ai vertici europei per preparazione accademica degli imprenditori dell'Agrifoodtech. Il settore premia l’esperienza dei fondatori: il 53,1% è composto da "serial founder" ovvero imprenditori che hanno già fondato e gestito altre startup, portando con sé competenze preziose in termini di gestione aziendale, fundraising e scaling. Il 73% dei founder vanta inoltre una competenza pregressa nel settore agroalimentare, garantendo una profonda comprensione delle dinamiche di mercato.

Tecnologia e trasferimento tecnologico università-impresa: l’Italia investe in innovazione

L'ecosistema agroalimentare italiano si distingue per una forte capacità di sviluppo tecnologico autonomo: oltre il 62% delle startup sviluppa la propria tecnologia internamente mantenendo il pieno controllo sull'innovazione e creando soluzioni proprietarie ad alto valore aggiunto. La tutela della proprietà intellettuale è altrettanto strutturata, con il 42,2% delle startup che ha depositato almeno un brevetto e il 46,9% che ha registrato marchi commerciali.

Sul fronte delle tecnologie adottate dalle startup, l'Intelligenza Artificiale si attesta al primo posto (43,8%), seguita da Biotecnologie (30,5%) e Machine Learning (29,7%). Ma ciò che davvero distingue l'Italia è la maturità di queste soluzioni: ben il 74,3% delle startup si posiziona in fasi avanzate di sviluppo (TRL 7-9), con tecnologie validate e pronte per l'adozione industriale.

La combinazione di sviluppo autonomo interno e di maturità delle tecnologie si intreccia con un crescente dinamismo nel trasferimento tecnologico che raggiunge il 22,4%, un valore superiore alla media europea grazie a una maggiore collaborazione tra università e impresa, pur restando uno dei punti su cui accelerare ulteriormente nei prossimi anni.

Il 17,6% delle tecnologie nasce in collaborazione con università, a testimonianza di come l'Italia stia progressivamente costruendo ponti più solidi tra ricerca accademica e applicazione industriale, valorizzando il patrimonio scientifico nazionale e trasformandolo in asset competitivi per il mercato.

I settori dominanti: Innovative Food e Agritech

Le innovazioni italiane si concentrano in quattro aree chiave: Produzione e Trasformazione Alimentare guida il mercato con il 31,1%, seguita dall'Agritech (27,7%), che vede una predominanza di soluzioni per l'automazione delle colture e la robotica. La Logistica e il Delivery (19,6%) e le tecnologie per Retail e HORECA (16,2%) completano il podio confermando una filiera sempre più integrata e digitale. Insieme, questi comparti rappresentano il 95% di un mercato che punta ormai alla leadership globale.

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