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AI, tanti i divari geografici e generazionali nell’adozione dell’Intelligenza Artificiale

Una recente ricerca di OCSE e Cisco mette in evidenza come l'Italia si posizioni all’undicesimo posto sui 14 paesi OCSE considerati nello studio riguardo alla fruizione attiva dell’AI Generativa. Sono evidenti anche significativi divari generazionali e geografici: gli under 35 sono di gran lunga più propensi a usare l’AI e avere fiducia in essa, mentre le fasce d’età più adulte sono più incerte e meno interessate.

Intelligenza Artificiale

 L’intelligenza artificiale generativa (GenAI) oggi non è più una novità, ma il suo tasso di adozione potrebbe non dirci tutto quello che c’è da sapere sul tema. Per questo Cisco ha recentemente collaborato con l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE)  per analizzare in una ricerca la relazione tra rischi e benefici della tecnologia e capire quale impatto sta avendo l’AI sulla vita delle persone, nel quadro dell’iniziativa Digital Well-being Hub.

I nuovi dati emersi dallo studio svelano che dietro l’entusiasmo per l’intelligenza artificiale si nascondono divari generazionali e geografici che determinano chi potrà trarre beneficio da questa tecnologia, chi ne subisce i rischi e l’effetto che la vita digitale può avere sul benessere delle persone.

L’adozione dell’AI è solo una parte della storia

Secondo la ricerca, globalmente i giovani adulti sono voraci consumatori di contenuti digitali: gli under-35 sono i più interessati ai social media e ai dispositivi online e fanno l’uso più attivo dell’AI generativa.  Spiccano, in particolare, le persone che vivono in economie emergenti come l’India, il Brasile, il Messico e il Sud Africa, che hanno i più elevati tassi di utilizzo, il più elevato livello di fiducia e il più attivo interesse a formarsi sull’AI. 

Al contrario, il campione intervistato nei paesi europei mostra una minore fiducia e una maggiore incertezza rispetto all’uso dell’AI, con l’Italia che ha il 23% di utenti attivi della GenAI.  Ci si distacca, quindi, dalle tendenze storiche che hanno sempre visto, in passato, le economie emergenti accedere alle nuove tecnologie e iniziare a usarle più lentamente di altre aree del mondo.  

Riguardo al campione italiano, il 53% complessivo ritiene che l’AI sia in tutto o in parte utile, il 52% pensa che sia affidabile, il 46% che sia una tecnologia etica. In generale sono elevate anche le percentuali di chi risponde “non lo so“ su questi temi – si va dal 35% di chi non sa dire se l’AI sia utile al 42% che non ha una opinione riguardo alla sua etica.  Un fattore che incide su questo può essere la poca familiarità con l’AI: il 68% del campione non ha seguito alcuna formazione per migliorare la sua capacità di usare la GenAI.

I paesi emergenti sono anche quelli in cui  - rispetto agli altri paesi coinvolti nella ricerca - le persone  trascorrono il maggior tempo davanti agli schermi per attività ricreative,  basano maggiormente la loro socializzazione sul mondo digitale e vivono “alti e bassi” emozionali legati alle tecnologie più pronunciati.  Nell’insieme, la ricerca mostra che più di cinque ore di screen time ricreativo quotidiano sono associate a un minor benessere e a una minore soddisfazione personale. Anche se una correlazione non equivale a un rapporto causale, è chiaro che bisogna focalizzarsi sul benessere digitale, per evitare che l’evoluzione tecnologica non ci costi in salute e felicità. In Italia a superare le 5 ore al giorno è il 37% del totale del campione.

Aumentare le competenze digitali AI nelle economie emergenti non è solo una questione tecnologica, serve a dare a ogni persona la possibilità di costruire il suo futuro.  La rapida integrazione dell’AI nella nostra vita quotidiana e nel lavoro richiede di progettare questi strumenti in modo responsabile, con trasparenza, equità e attenzione alla privacy.  L’intelligenza artificiale realizza il suo vero potenziale se migliora il benessere, semplifica le attività, favorisce la collaborazione e crea opportunità di crescita e conoscenza. Quando tecnologie, persone e obiettivi si allineano, si creano le condizioni per la resilienza, il benessere e il successo della comunità” ha dichiarato Guy Diedrich, Senior Vice President and Global Innovation Officer, Cisco.

Dall’AI generativa alla generazione AI

Le differenze generazionali emerse nello studio sono altrettanto marcate. I più giovani riportano che la gran parte o tutte le loro interazioni sociali avvengono online e sono più convinti dell’utilità dell’AI. Oltre il 50% degli under-35 intervistati usa attivamente l’AI, oltre il 75% dichiara che è utile e quasi metà del campione di persone tra il 26 e i 35 anni ha completato un qualche tipo di percorso formativo.

In contrasto, gli over 45 vedono meno l’utilità dell’AI e oltre la metà non ne fa proprio uso. Tra gli over 55 coinvolti nello studio, molti rispondono “non lo so” quando gli si chiede se si fidano dell’AI; l’incertezza potrebbe, quindi,  essere dovuta più a una poca familiarità con la tecnologia che a un rifiuto vero e proprio.  I diversi livelli di familiarità con l’AI si riflettono anche nel differente punto di vista generazionale sull’impatto dell’AI nel mondo del lavoro: gli under-35 e chi vive in economie emergenti pensano che avrà il maggiore impatto.

Questi trend si vedono anche nel pubblico italiano, nel quale gli under 35 hanno trovato utile l’AI nell’80% dei casi: percezione che scende al 59% tra i 36 e i 55 anni e al 37% per gli over 55. Anche la fiducia verso l’AI è diversa in base all’età: se negli over 55 il 50% del campione “non sa” se l’AI sia affidabile, tra i più giovani solo il 14% non ha un’opinione al riguardo e ben il 76% ritiene che l’AI sia affidabile.

Lo studio mette a disposizione del Digital Impact Office di Cisco informazioni essenziali che supportano il suo obiettivo di connettere milioni di persone all’economia digitale, aiutare a chiudere il digital divide e favorire l’apprendimento di nuove competenze tramite iniziative quali le Cisco Networking Academy e i programmi di Country Digital Acceleration attivi in decine di paesi del mondo - tra cui dal 2016 c’è anche l’Italia.

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