PEFC Italia premia l'eccellenza della ricerca universitaria tratteggiando il futuro delle foreste italiane: dalla valutazione economica dei servizi ecosistemici al carbon farming, passando per la gestione innovativa dei boschi e l'impatto delle certificazioni fino alla vivaistica forestale.
Dalla valutazione economica dei servizi ecosistemici al ruolo strategico della certificazione forestale, passando per la gestione attiva dei castagneti e la rete di boschi da seme per la vivaistica forestale, fino alla progettazione di nuovi impianti arborei per il sequestro di carbonio. Sono questi i temi delle sei tesi di laurea premiate da PEFC Italia in occasione della cerimonia del “Premio per le Migliori Tesi di Laurea su Pianificazione, Gestione e Certificazione Forestale – Edizione 2025”, svoltasi lo scorso 24 novembre presso l’Accademia Toscana di Scienze e Lettere “La Colombaria” a Firenze, con la collaborazione dell’Accademia Italiana di Scienze Forestali (AISF) e dell’Associazione Universitaria Studenti Forestali (AUSF Italia).
“La prima edizione del premio conferma quanto la ricerca universitaria sia oggi essenziale per accompagnare la transizione verso modelli di gestione forestale integrata e di selvicoltura climaticamente intelligente”, ha affermato Antonio Brunori, Segretario Generale PEFC Italia. “Le tesi premiate non si limitano a descrivere sistemi ma forniscono strumenti operativi, metriche di valutazione e modelli di governance replicabili nei territori, soprattutto in quelle aree in cui la frammentazione fondiaria e la complessità amministrativa richiedono soluzioni condivise”.
Dalla certificazione forestale di gruppo al sequestro di carbonio: le sei tesi premiate
La tesi di laurea di Giuseppe Adamo (Università di Palermo) è stata premiata per la sua indagine in merito al ruolo delle certificazioni forestali di terza parte come strumenti operativi capaci di incidere sull’assetto organizzativo e decisionale delle imprese del settore. Attraverso l’analisi del gruppo di certificazione PEFC RA Rampajana in Liguria, la ricerca ha evidenziato come la certificazione di gruppo favorisca l’adozione di procedure condivise, migliori l’efficienza della gestione interna, aumenti la trasparenza e rafforzi la capacità competitiva dei soggetti coinvolti, soprattutto nelle realtà territoriali frammentate. Il lavoro mette in luce un cambio di paradigma: la certificazione non solo come marchio di garanzia ma come processo cooperativo che riqualifica il sistema relazionale e istituzionale delle imprese forestali.
Il contributo di Elisa Marsicovetere (Università della Basilicata) si è concentrato sulla valutazione economica dei servizi ecosistemici in un bacino forestale dell’Appennino lucano, dove la gestione attiva dei boschi è strettamente legata alla tenuta idrogeologica e alla tutela del paesaggio culturale. Attraverso modelli GIS e indicatori multicriteriali, la ricerca ha quantificato il contributo delle foreste alla mitigazione climatica e alla protezione dei versanti, restituendo un quadro numerico che supporta l’adozione di strumenti di pagamento per i servizi ecosistemici (PES). Lo studio evidenzia la valenza strategica della certificazione forestale nel rendere tracciabili e riconoscibili questi benefici, orientando politiche territoriali e decisioni pubbliche.
La tesi di Davide Bergomi (Università di Padova) ha valutato gli effetti di diversi regimi gestionali nei cedui di castagno della Valle Camonica, realtà forestale storicamente identitaria ma oggi minacciata dall’abbandono. Attraverso rilievi di dettaglio in dieci siti campione, lo studio ha dimostrato che gli interventi di deconiferamento e selezione delle matricine migliorano le caratteristiche strutturali del soprassuolo e la capacità dei popolamenti di fornire servizi ecosistemici multipli: dalla produzione di assortimenti legnosi alla protezione dai dissesti. L’introduzione di un indice di multi-servizio rappresenta un contributo metodologico rilevante per la pianificazione forestale nei contesti montani.
La ricerca di Barberina Filippone Thaulero (Università della Tuscia) affronta il tema della progettazione di impianti arborei per la biodiversità e il sequestro del carbonio in un quadro di climate governance multilivello. Attraverso tre casi studio italiani, la tesi analizza i meccanismi di certificazione, compensazione e finanziamento dei progetti di arboricoltura, evidenziando il ruolo degli standard di certificazione dei crediti nel garantire qualità ambientale, loro misurabilità e trasparenza nella filiera. Il lavoro offre indicazioni progettuali concrete per politiche di carbon farming territoriali.
La ricerca di Giulia De Luca (Università di Torino) documenta la prima esperienza piemontese di certificazione di gruppo della Catena di Custodia PEFC (CoC), sviluppata all’interno della rete “Legno Sostenibile Piemonte”. La tesi evidenzia come la certificazione condivisa favorisca una maggiore integrazione tra imprese, riduca gli oneri individuali e permetta di accedere ai mercati del legno certificato con criteri di tracciabilità chiari e verificabili. La ricerca sottolinea inoltre la funzione della certificazione di gruppo come strumento di governance di filiera.
La menzione speciale è stata attribuita a Ella Braebourne McGarry (Università di Firenze) per la valutazione della rete dei boschi da seme di faggio in Toscana, finalizzata a verificarne idoneità, rappresentatività e continuità territoriale. Lo studio evidenzia la necessità di ampliare e diversificare le aree seed-source (“boschi da seme” selezionati e catalogati, da cui si prelevano semi di specie autoctone per la riforestazione e la rivegetazione) per garantire resilienza genetica e adattamento climatico, in linea con i piani di miglioramento selvicolturale e della programmazione della vivaistica forestale.
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