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Transizione 5.0: una visione nuova dell'energia

Come in passato la digitalizzazione, oggi anche l'efficienza energetica è una questione di strategia e visione complessiva. Non di caselle da smarcare per soddisfare obblighi di legge o avere un finanziamento in più.

Manufacturing

La digitalizzazione è stata un tassello essenziale del piano Industria 4.0, in quanto passaggio di base, specifico e fondamentale per innovare e rendere più efficienti i processi produttivi delle aziende del Manufacturing. Nella visione attuale della Transizione Energetica applicata al settore manifatturiero - e quindi del piano Transizione 5.0 - le cose sono leggermente diverse: la digitalizzazione non è più il "termometro" dell'evoluzione delle imprese, ma solo un fattore abilitante di un percorso diverso.

In un certo senso, Transizione 5.0 dà quasi per scontato che nelle imprese ci sia già una quota rilevante di digitalizzazione, il focus si posta sulle scelte e sulle tecnologie che si possono adottare per abilitare una gestione più sostenibile ed efficiente dei consumi energetici. Partendo tra l'altro dal presupposto, non scontato, che una maggiore efficienza energetica aiuta la resilienza della singola imprese.

In questo senso, la situazione attuale è il frutto di una vera e propria evoluzione storica. In passato le aziende manifatturiere italiane si preoccupavano poco dei loro consumi energetici perché l'energia era relativamente economica. Poi siamo passati a una fase più recente che ha rappresentato - ha spiegato Isabella Malagoli, Amministratore Delegato Hera Comm durante l'evento KEY di Rimini - un "un momento aspirazionale in cui il Green Deal era un argomento di punta, ma obtorto collo le aziende non vanno da nessuna parte".

Adesso servirebbe affrontare il problema della decarbonizzazione del Manufacturing con un approccio più ragionato, una sostanziale via di mezzo che eviti consumi sfrenati non più accettabili ma che non punti nemmeno alla costruzione a breve termine di un futuro sì quasi ideale ma anche molto difficile da raggiungere. "Serve - spiega Malagoli - un approccio strategico che vada al di là del marketing e del rispetto degli obblighi normativi. Abbiamo solo discusso di questi, spesso, senza riflettere sulle domande fondamentali delle imprese".

Può essere davvero (anche) una questione di cambiare il punto di vista con cui si guarda alla decarbonizzazione? In parte sì - spiega Dario di Santo, Direttore della Federazione Italiana per l’uso Razionale dell’Energia (FIRE) - perché molte aziende italiane "non hanno ancora compreso che usare meglio l'energia e decarbonizzare non è una questione di obblighi da rispettare ma di migliorare la propria struttura dei rischi e dei costi". Si torna quindi al tema della sostenibilità e della Transizione Energetica come strada per migliorare la resilienza aziendale. E una impresa più resiliente è anche più apprezzata sia dal suo mercato, sia da chi potrebbe finanziarla.

Dove si interviene

In quest'ottica, chi ha deciso di intraprendere per tempo la strada verso la resilienza energetica si sta concentrando su tre aspetti fondamentali: eliminare gli sprechi di energia, usare tecnologie migliori dal punto di vista della decarbonizzazione, puntare sulle fonti rinnovabili di energia. A valle di questo, i possibili interventi per l'efficientamento energetico sono davvero molti e spaziano dall'utilizzo di apparecchiature più adeguate al miglioramento nella gestione dei consumi energetici, fino a un lavoro più profondo sui comportamenti anche dei singoli in azienda.

Sempre tenendo presente - spiega Margherita Cumani, Responsabile Energy Management Gruppo Hera - che "Qualsiasi tecnologia si scelga di adottare, la cosa importante è concentrarsi non solo sull'efficienza energetica del singolo componente in sé ma anche in generale sulla gestione dell'energia, il che può coinvolgere anche tematiche più 'macro' come il layout degli impianti"

C'è molto da lavorare per la decarbonizzazione del Manufacturing, ammette Cumani, ma c'è anche un ampio spazio di miglioramento: "C'è ancora molto da raccogliere in campo industriale: tutte le aziende hanno ancora importanti potenziali di ottimizzazione da esprimere, che sono diventati più evidenti perché le imprese stesse sono più in grado di misurare la loro gestione dell'energia e hanno anche maggiori elementi di consapevolezza".

Il problema? "L'efficienza non si paga sempre da sola", sottolinea Cumani. A indicare che lavorare per un uso più efficiente dell'energia in azienda comporta investimenti di cui molte imprese non vedono un ritorno immediato. Strumenti come i certificati bianchi - più tecnicamente i Titoli di Efficienza Energetica, o TEE - possono aiutare a vederlo. Non a caso, il GSE descrive i certificati bianchi come "il principale meccanismo di incentivazione dell'efficienza energetica nel settore industriale", perché collegano il conseguimento di risparmi nell'utilizzo dell'energia a certificati che hanno un loro vero e proprio mercato e quindi un percepibile valore economico.

Il ruolo dell'efficienza

Ancora una volta, si tratta in un certo senso di acquisire una visione nuova delle tematiche collegate all'efficientamento energetico e alla decarbonizzazione. Una visione che sia anche più strategica e meno legata ai singoli incentivi, alle singole tecnologie, ai singoli passi che è possibile intraprendere.

"Manca - conferma Dario di Santo - un approccio sistemico. Ad esempio, le diagnosi energetiche sono un buon punto da cui partire ma si concentrano sugli interventi più semplici e trasversali". D'altronde agire in modo più onnicomprensivo e strutturato richiede la capacità di riconsiderare i propri processi interni e questo è difficile, sottolinea il Direttore della FIRE: "È un approccio che hanno poche aziende, al momento. Le grandi imprese industriali possono averlo già sviluppato, la sfida è portarlo alle piccole e medie aziende".

Al Manufacturing italiano serve quindi, in molti casi, una visione più ampia dei temi dell'energia. In sintesi, una visione che sia meno limitata a metaforiche caselle da spuntare per questioni di compliance e più aperta alle possibilità della resilienza energetica. Sino, idealmente, a considerare l'uso efficiente dell'energia come un vero e proprio valore distintivo (e positivo) dell'impresa. Anche in tempi in cui .

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