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Presentata a Roma la quarta edizione del report della Fondazione Mesit: oltre l'80% dei cittadini riconosce i progressi dell'efficacia clinica e della diagnosi precoce, ma quasi la metà rifiuta l'intelligenza artificiale nelle decisioni mediche.
L'innovazione tecnologica in campo sanitario viene riconosciuta come un driver fondamentale di progresso, ma porta con sé forti timori legati all'equità di accesso e alla spersonalizzazione delle cure. È il quadro delineato dalla quarta edizione del report "Innovation Starting-point: Prospettive passate e future in Sanità", promosso dalla Fondazione Mesit in collaborazione con gli atenei partner (Università Cattolica, Tor Vergata e Roma Tre) e presentato a Roma durante l'Health Innovation Show 2026.
L'indagine, condotta su un campione di 1.411 cittadini maggiorenni, evidenzia una chiara ambivalenza: se da un lato l'83,4% degli italiani ritiene che l'innovazione abbia migliorato l'efficacia delle cure e l'82,9% la diagnosi precoce, dall'altro il 65,2% considera probabile un aumento delle disparità nell'accesso ai trattamenti. Inoltre, il 63,2% degli intervistati teme che l'introduzione di nuove tecnologie renda più freddo e impersonale il rapporto con medici e personale sanitario.
Particolarmente cauto appare l'atteggiamento verso l'intelligenza artificiale applicata alla pratica clinica: il 48,6% degli italiani si dichiara contrario o poco propenso a far supportare la diagnosi da algoritmi di IA, e il 48,4% rifiuta il loro apporto nella scelta delle terapie, a fronte di un'apertura decisamente maggiore verso la telemedicina e il monitoraggio da remoto dei parametri di salute (accettati da circa l'80% del campione).
Il report evidenzia inoltre una spaccatura socio-culturale e territoriale. Gli strumenti e i benefici della sanità hi-tech sono recepiti in misura inferiore dagli over 65, dai cittadini con bassi livelli di istruzione o in difficoltà economica e dalle popolazioni del Mezzogiorno. Come sottolineato dal presidente della Fondazione Mesit, Marco Trabucco Aurilio, la vera sfida della sanità del futuro – ancor più all'indomani dell'aggiornamento dei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) – risiede nel garantire che l'innovazione tecnologica mantenga il medico al centro della relazione di cura, prevenendo la formazione di nuove disuguaglianze sociali.
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