L'esperto del team Market Intelligence Christian Dolderer, Lead Research Analyst di Transporeon (parte di Trimble), commenta gli effetti del conflitto in Medio Oriente per il comparto logistico. La stabilità dei prezzi del gasolio è a rischio, a causa della chiusura dello stretto di Hormuz, attraverso cui transita il 20% del petrolio mondiale trasportato via mare.
Autore: Redazione InnovationCity
L'esperto del team Market Intelligence Christian Dolderer, Lead Research Analyst di Transporeon (parte di Trimble), realtà che alimenta la più grande rete globale di trasporto merci - con oltre 1.500 mittenti e retailer e più di 180.000 vettori e fornitori di servizi logistici - e che ogni giorno sulla propria piattaforma logistica esegue più di 115.000 trasporti e prenotati oltre 110.000 appuntamenti di carico e scarico, commenta gli effetti del conflitto in Medio Oriente per il comparto logistico. «L’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran, iniziata nel fine della scorsa settimana, ha generato un immediato shock sui mercati energetici globali. Con lo stretto di Hormuz - attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale trasportato via mare - sotto blocco, i mercati europei dei carburanti si preparano a subire una forte pressione sui costi. All’apertura delle contrattazioni, il Brent ha registrato un balzo del 10-12%, superando temporaneamente la soglia degli 80 dollari al barile. Come è noto, il mercato del diesel è particolarmente esposto agli shock geopolitici: i prezzi reagiscono rapidamente alle notizie negative, mentre il riassorbimento delle tensioni si riflette in cali molto più graduali. Gli operatori logistici europei si trovano ora a dover fronteggiare lo scenario di un greggio in avvicinamento ai 100 dollari al barile. Questo potrebbe tradursi in un incremento dei costi della materia prima nell’ordine di 0,12-0,15 euro al litro e in aumenti del prezzo del diesel alla pompa compresi tra 0,20 e 0,30 euro al litro nell’arco di poche settimane. Gli analisti del mercato petrolifero delineano tre possibili traiettorie per l’Europa. In caso di rapida de-escalation, il Brent potrebbe stabilizzarsi tra gli 80 e gli 85 dollari al barile, pur con la probabile permanenza di un “premio di rischio bellico” per tutta l’estate. Un’interruzione di medio periodo, con quotazioni tra 90 e 100 dollari, manterrebbe elevata la volatilità dei prezzi alla pompa e alimenterebbe ulteriori pressioni inflazionistiche. Nel caso più critico, una chiusura prolungata dello stretto bloccherebbe le esportazioni mediorientali, destabilizzando il mercato petrolifero e spingendo il greggio oltre i 125 dollari al barile, con un conseguente marcato rialzo dei prezzi del diesel e impatti diretti sui flussi e sui costi della supply chain europea».