Secondo il rapporto realizzato da Anitec-Assinform e PoliTo, l'intelligenza artificiale ridisegna il lavoro in Italia: raddoppia l'adozione nelle imprese ma cresce la preoccupazione per le competenze e l'impatto sull'occupazione.
Autore: Redazione InnovationCity
L'intelligenza artificiale ha smesso di essere una promessa futura per diventare una realtà trainante dell'economia italiana. Secondo il rapporto realizzato da Anitec-Assinform in collaborazione con il Politecnico di Torino, il mercato dell'IA in Italia ha raggiunto nel 2025 il valore di 1,24 miliardi di euro, segnando un incremento del 33% rispetto all'anno precedente. Ancora più sorprendente è il dato relativo alla diffusione aziendale: la quota di imprese che utilizzano almeno una soluzione di IA è passata dall'8% al 16,4% in soli dodici mesi, delineando una trasformazione digitale che punta a superare i 2,5 miliardi di euro entro il 2028.
Nonostante l'entusiasmo per la crescita tecnologica, l'impatto sul mercato del lavoro resta un tema delicato e denso di incertezze. Sebbene in Italia si sia ancora in una fase di transizione, i dati internazionali fungono da monito: nel Regno Unito le offerte di lavoro per le professioni più routinarie sono calate del 23,4%, mentre negli Stati Uniti l'occupazione dei profili junior nei settori ad alta intensità di IA è diminuita del 16%. In Italia, la preoccupazione sociale è tangibile: oltre il 50% dei cittadini si dichiara timoroso verso queste tecnologie e il 60% ritiene di non avere le competenze digitali necessarie per gestire il cambiamento.
Il rapporto evidenzia come l'IA non stia necessariamente sostituendo l'uomo, ma ne stia modificando profondamente le attività, agendo soprattutto come supporto per l'efficienza operativa e l'analisi dei dati. Per rispondere a questa metamorfosi, emerge la necessità impellente di nuove politiche pubbliche. Tra le 23 raccomandazioni proposte agli organismi istituzionali, spicca l'ipotesi di un "conto personale di formazione per l'IA", uno strumento pensato per equipaggiare i lavoratori con nuove abilità, trasformando l'automazione in una forma di collaborazione uomo-macchina e garantendo che la competitività delle imprese non lasci indietro la forza lavoro.